Da Caupona un nuovo menù dedicato a Pomponiano
POMPEI. Due grandi amici, personaggi di primo piano delle istituzioni e protagonisti della vita politica, militare e culturale dell’Impero Romano: il naturalista, prefetto comandante della Prima Flotta Imperiale, Plinio il Vecchio e il senatore Pomponiano trovarono entrambi la morte durante la drammatica eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Le due autorevoli figure sono state ricordate lo scorso 14 marzo durante la presentazione del documentario dello storico Flavio Russo “Alla scoperta di Plinio il Vecchio” svoltasi presso l’archeo-ristorante “Caupona”, che proprio a Pomponiano ha dedicato il nuovo menù come sempre ispirato alla cucina dell’antica Pompei.
La gustatio (entrée) prevede una focaccia con formaggio di capra, miele e lampascioni. Il promulsis (odierno antipasto) consiste in pollo selvatico ripieno di funghi porcini, pancetta, spezie orientali e asparagi saltati con cannella, noci tostate e datteri.
La prima mensa è una zuppa di orzo, farro, cavolfiore, zafferano, erbe aromatiche e panis croccante. Per secunda mensa, viene servito capocollo di maiale brasato al Falerno con pepe, cumino, coriandolo, alloro, rosmarino e stufato di cicoria allo zenzero. Infine, il dessert è una ricotta di pecora dolcificata con miele, carruba e fichi.
Le portate sono state ricostruite grazie al lavoro dello studioso Francesco Di Martino, patron dell’archeo-ristorante Caupona, con la collaborazione di archeologi e storici. La preparazione dei piatti, invece, è stata affidata agli executive chef Aldo Nappo, Nicola Cesarano, Emilio Cortiglia che hanno combinato competenze storiche e culinarie.
Ma che rapporto c’era tra Plinio il Vecchio e Pomponiano? Plinio, comandante della flotta militare di stanza a Miseno (Bacoli), ricevuta la tragica richiesta di aiuto da Rectina, una matrona sua amica, capì che come lei moltissimi altri abitanti di Ercolano e Pompei, privi di scampo, si erano riversati sulle spiagge.
Per questo ordinò l’uscita delle quadriremi, su una delle quali, forse la nave Fortuna, salì anche lui. Dopo aver salvato circa 1.500 persone sulla costa vesuviana, quindi, verso sera Plinio partì in direzione della villa di Pomponiano a Stabia, che si trovava all’altezza della foce del Sarno, deciso a mettere in salvo anche il suo amico.
Proprio il senatore, dalle scosse di terremoto che da giorni interessavano l’area, fu tra i primi a comprendere e a distinguere i segnali di una catastrofica eruzione da quelli di un “comune” terremoto. Dopo aver cenato, nella notte, all’intensificarsi dell’eruzione, si recarono sulla spiaggia cercando di guadagnare la salvezza via mare, ma vennero uccisi dalle esalazioni di acido solfridico scaturite dall’eruzione vesuviana.



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